domenica 25 gennaio 2009

PARIGI O CARA


I MIEI VIAGGI DELLA SPERANZA
(cliccare sulle foto per ingrandirle)



1980. Alfredo Romano. Sullo sfondo Notro Dame.

Come sopra


Come sopra


1980. Alfredo Romano nei pressi di Notre Dame.

1980. Mina Fabiani.


1980. Alfredo e Mina.


1982. Alfredo Romano.


1982. Alfredo e Mina.


1982. Alredo Romano.


1982. Alfredo Romano.


1982. Mina Fabiani.


1984. Alfredo Romano.


1984. Alfredo e Mina.


1984. Alfredo e Mina.


1984. Alfredo Romano davanti a Notre Dame.


Come sopra


1984. La famiglia Aussage davanti alla loro abitazione.
Alain, Bruna Maniglio, i figli Cedric e Stephanie.


1984. Giardino della casa dei miei amici Alain e Bruna.
Stephanie Aussage e, in primo piano, Kristel Maniglio, figlia del mio amico Giuseppe.



1984. Kristel Maniglio.


1984. Da sinistra, Mina Fabiani, Alfredo Romano, Giuseppe Maniglio, Alain Aussage,
Bruna Maniglio, Ginette (madre di Alain), Stephanie e Cedric Aussage
e la più piccola Kristel Maniglio.


1984. Ginette, Bruna Maniglio, Stephanie e Cedric Aussage,
la piccola Kristel Maniglio e, accovacciata, Mina Fabiani.


1984. Mina Fabiani.


1984. Alfredo e Mina.


1984. Alfredo e Mina nei pressi del museo di Delacroix.


1984. Alfredo e Mina davanti al museo di Delacroix.


1984. Alfredo e Mina davanti al museo di Delacroix.


1988. Alfredo Romano nella cucina della casa dei suoi amici Bruna e Alain.


POESIE DI ALFREDO COMPOSTE A PARIGI



RENDEZ-VOUS


Grande bello è il nuovo Roussy[1]
albergo a vedersi vetrate
luminose s’aprono
d’incanto nell’immensa hall
acquari rampicanti poltrone
velluto gialle rosse arancioni
pareti familiari l’avorio
malato non più
tipico scrostato da occhi
muti pensieri in attesa
tanfo di alcool non più
a penetrarti lo stomaco
rumori e voci sommesse
un senso di calma
gioia quasi sorrisi
attenderti sempre dovunque
di mestiere non importa
la musica perfino
ad ogni angolo irreale
ombre amiche di facce
lontane stampate sui muri
vive per farti scordare
la voglia di morire.



[1] L'Istituto Gustave Roussy di Parigi, il più grande centro europeo di cura e ricerca sul cancro. Il nuovo complesso è stato inaugurato nel 1980.

SAINT MICHEL


Questo tavolo all'aperto
d’un caffè al Quartiere Latino
è un premio alle strade
ombre di ciabattini fornai
maniscalchi d’altri tempi
premio alle boutiques restaurants
approntati per barbari alla moda
un premio ai soldi non spesi
centellinati per un disco di Brassens.

È un premio la vecchia
ubriaca che scola bottiglie
schiumanti sui denti ineguali
e arranca la vecchia nella bocca bavosa
in pupille di marmo imprecanti
cariatidi a scrutare orizzonti
sotto lerci capelli Gorgone
ma non è grata a passanti ostili
a complici miei falsi sorrisi
accennati a saluto la vecchia
sorrisi di un uomo pacato
la strizza in un pugno la mia dignità la vecchia
e ne sento lo schianto sull’asfalto bordeaux
aguzzini con la mia maschera
in un bordello gliel’hanno rubata
il giorno che abbandonò la cascina
per un completo alla moda
era bella la vecchia
è bella la vecchia
ma non basta un sorriso
a riportarla sulla terra d’un tempo
dove mani callose sterravano
quella vita che non sa di baratto.

È un premio perfino un bizzarro
vecchio che maneggia un cilindro
e volteggia un fine bastone
polvere dei Montand Chevalier
scorrendo a tempo i suoi passi
nello stretto rubato al garçon
saltellando lui vecchio ogni giorno
per un franco di meglio un bicchiere
tra tavoli che starebbero al Rouge
con quel consunto cilindro che forse
scene di donne ha calcato
e luci e fumo e champagne
contento è il vecchio
e non è quel braccio
proteso a un compenso
che gli guasta la vita
non disdegna neppure
il vecchio un toscano
e mi ricambia di baci
spruzzati gesti dipinti
verbi d’amore a Florence
di un menestrello l’abbozzo
d’un fiore porto a madonna
gondole sfondo guardone
me l’ha firmato il ritratto
quel vecchio
un giorno varrà forse milioni.



RAGTIME


Un foulard primavera tuffo al cuore
seguono i miei occhi bambini
per Rue Saint Germain de Près
inviso a più passanti ignari
del mio pianger amor disperato
chissà dove sei ora cosa fai
chissà come sei ora foglia di rag
oh! mon triste visage!
controtempo cadi su morte già foglie caduche
tra l’ingannevole ritmo
com’è difficile tratteggiarti amore
galeotto fu il desiderio
si fece carne il desiderio
ci han spartite le membra perciò
mio clandestino sguardo
elegia dei corpi stretti
allo spuntar delle timide gemme
al gioco delle dolci parole
al gioco di segrete tenerezze
di beate torture nei sospiri
sull’affannoso seno
l’ansia pur cercata opprimente
suggello irrefrenabile amor
tradito avanti l’abbraccio agorà.

Il fiume del colera ormai
un giorno sul far della sera
un piroscafo senza soste
e la spola fino a che morte.



NON CHIEDERMI NULLA RAGAZZO


Non chiedermi nulla ragazzo
ragazzo di Parigi
un franco no non ti darò
per la tua musica triste
la odio la tua chitarra
quest’ossessivo ritornello
portami
portami con te piuttosto
nella tua perduta vita
come te vorrei aver freddo
come te vorrei aver fame
come te vorrei odiare
come te vorrei odiarmi
prestami piuttosto
il tuo volto prestami
un lurido cantone
morire di squallore
di desolato amore
pronto alla foce l’abbraccio dell’oceano amico.



CARTOLINA DA PARIGI


Quando vado per Parigi
mi succedon dei prodigi

Ci son qui bambini gatti
che scorrazzano da matti

Ci son belli ci son brutti
ma a ciucciar son buoni tutti

Specie or che è primavera
soprattutto quand’è sera

Dicon d’essere dei gattini
ma reclaman dei cuscini

Già li vedi sulle porte
e alla bella fan la corte

Or l’han messa in cartolina
e spedita a una bambina

Sarà Claudia? sarà Luna?
meglio fare un po’ per una.



MI PIACE RESTARE NEL RICORDO


Mi piace restare nel ricordo
d’una donna
d’una sola donna
che ogni sera aprisse
dal cassetto le mie poesie
al piacer di fiammeggiarle
una ad una
nel tepore del suo letto.

Le dedico a questa?
le dedico a quella?
Ognuna n’ebbe un canto
ognuna mi fu bella
io non so a chi dare la pagella.

Ma se malgrado tutto
mi sai svegliare all’alba
in un profumo di caffè
e un accorato amor per me
io le mie poesie
le dedico tutte a te.



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